Grazie alla collaborazione con l’Ausl di Bologna
Martedì 30 novembre 2010 dalle 9,00 alle 18,00
Alcuni soci e amici saranno presenti nell’atrio centrale dell’Ospedale Maggiore di Bologna con un banchetto informativo e di raccolta fondi per la
Grazie alla collaborazione con l’Ausl di Bologna
Martedì 30 novembre 2010 dalle 9,00 alle 18,00
Alcuni soci e amici saranno presenti nell’atrio centrale dell’Ospedale Maggiore di Bologna con un banchetto informativo e di raccolta fondi per la
Superata Madege si gira a destra e salendo con fatica per la strada ripida si arriva su di un collina dove si trova il Dispensario. La giornata è limpida di una luce tenue. Si dominano le vallate circostanti ricche di vegetazione: boschi, campi coltivati percorsi da sentieri e da qualche strada sterrata dal percorso ondulante. Siamo accolti dai bambini del posto con cui gioco a pallone con una palla fatta di stracci. Si divertono ai miei errori. Ridono in modo festoso quando faccio vedere la loro immagine riflessa nella mia macchina fotografica dopo averli ripresi. Dall’edificio dove abitano ci viene incontro Sister Violet una giovane e graziosa suora di 31 aa con studi di medicina sulle spalle che ci apre il dispensario. Appartiene all’ordine delle Suor Teresine. E’ sola a gestirlo anche se nella casa sono in tre sorelle. Siamo venuti come ONG con il Presidente Geom. Manservisi, il figlio Stefano e Mario che ci ha segnalato il dispensario per valutare se la possiamo aiutare. Mario ci ha riferito essere l’unico della zona e che la principale criticità è la mancanza di soldi per acquistare le medicine. Si entra in un’ampia sala con numerose panche con funzione di accoglienza ed ai cui lati si aprono alcune porte. E’ imbarazzata perché il mio sembra più un interrogatorio che una conversazione. Precisiamo il motivo della visita e Sister Violet sembra rasserenarsi. Ci presenta dapprima la stanza dove visita il medico in questo periodo non presente, poi quella dove entrano le persone con dolori ai denti. Nessun intervento chirurgico viene eseguito ma solo distribuita un po’ di aspirina o un analgesico. In un altro ambulatorio si trova un armadio con le poche medicine in suo possesso. Sono presenti anche sacche di soluzione fisiologica per idratare chi sta male. Fra un ambulatorio e l’altro si trova sul muro l’elenco delle “top ten diseases” che più di frequente giungono alla sua attenzione. Spiccano quelle polmonari ( bronchiti, asma, ) oltre alla malaria e alle malattie reumatiche. Proseguendo d’angolo si entra nel laboratorio dove si effettuano alcuni esami base fra cui la glicemia. Spicca il microscopio per la diagnosi delle parassitosi fra cui quelle più frequenti sono le intestinali. Il lato contiguo è dedicato ai bambini con un ambulatorio per loro e quello accanto alle vaccinazioni. Vengono eseguite anche nei villaggi con cadenza quindicinale. Poi si passa alle stanze di osservazione dove i pazienti più gravi vengono trattenuti in osservazione. Due letti in una camera per i bambini le cui pareti sono affrescate dai loro disegni, due nella camera degli uomini e due in quella per le donne. I pazienti più gravi vengono inviati negli ospedali vicini con viaggi massacranti date le strade sterrate e le notevoli distanze. Non sempre ci si può permettere il lusso del viaggio per mancanza di soldi.
Poi si passa in una costruzione a fianco tutta dedicata alle gravide in procinto di partorire. Tutte le camere sono spartane con pochi letti per poi arrivare alla sala parto. Di fianco una camera per le nurses chiamate al bisogno altrimenti Sister Violet fa tutto da sola. Ci presenta la sua strumentazione che si limita a qualche guanto costoso, qualche garza, alcuni punti di sutura e qualche boccetta di anestetico. Sul tavolo di fronte al letto ginecologico un libro aperto di anatomia dell’apparato genitale femminile un po’ ingiallito che Sister Violet consulta al bisogno. Più oltre l’ultima stanza dove riposano le nurses in attesa del parto.
Abituati ad ospedali attrezzati e supertecnologici colpisce la povertà di mezzi con cui Sister Violet offre un primo aiuto a chi la cerca ( si presentano dalle 5 alle 20 persone/die), e la sua abnegazione: è disponibile giorno e notte. Ampio è il ventaglio di terapie che vengono offerte: dalle parassitosi, alle malattie respiratorie, all’AIDS senza dimenticare l’importante assistenza la parto.
Alla domanda di che cosa ha bisogno ha risposto senza pensarci su di soldi ( money) per comperare medicine il cui beneficio va a favore delle popolazioni dei villaggi circostanti ubicati in zone impervie lontani da ogni ospedale cittadino. Perché non aiutarla?
Carlo Lesi (da Maguta -TZ)
Di Davide Morisi
“Quando finalmente avremo abbassato l’interruttore sarà una cosa da sogno”. E già pare di vederle quelle piccole lampadine, disperse nei villaggi dell’entroterra tanzano, che come per incanto si accendono a rischiarare la notte sud equatoriale. Un sogno per cui bisognerà attendere ancora diversi mesi, ma Franco Manservisi, presidente della Ong “Solidarietà e cooperazione senza frontiere”, è assolutamente determinato a realizzarlo.
Si tratta del progetto integrato “Pane, Acqua, Salute, Istruzione, Lavoro”, che comprende la costruzione di un impianto idroelettrico nella zona di Madege, un villaggio dell’area di Iringa, capoluogo nel centro della Tanzania. Il progetto, realizzato dalla organizzazione non governativa bolognese, prevede la costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Lukosi, che fornirà l’elettricità a nove villaggi, per una potenza totale di 1280 Kw (ma è già previsto il raddoppio). Un’opera notevole, considerate sia le enormi difficoltà logistiche – a partire dalla mancanza di veri collegamenti stradali con il sito dell’impianto – sia il costo, stimato intorno ai tre milioni di euro finanziati interamente da un’organizzazione non a scopo di lucro.
La centrale di Madege, tuttavia, è solo l’ultimo progetto di Solidarietà e cooperazione. L’impegno della Ong, infatti, risale a quasi trent’anni fa, quando venne fondata per iniziativa di Edgardo Monari, professore universitario e medico, recentemente scomparso. Un uomo dal carattere non facile, a volte addirittura “scomodo”, come lo definì Don Tarcisio Nardelli nel giorno del funerale, ma capace di una straordinaria passione e dedizione nell’aiutare il prossimo, tanto che ha donato tutti i suoi averi alla stessa Solidarietà e cooperazione. “Quando gli chiedevano cosa andasse a fare in Africa – racconta Manservisi che fin dai primi anni ’60 fu tra gli amici più stretti di Monari – rispondeva semplicemente che avevamo il dovere di fare qualcosa per chi ha più bisogno e per chi ci ha chiesto aiuto”. Un vero amore per questa terra martoriata, tanto che “faceva le notti in ospedale al posto dei suoi colleghi per accumulare giorni di ferie da spendere poi in Africa”.
Una ottantina di amici di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere si è ritrovata al ristorante Intercenter per sostenere i nostri progetti ed in particolare quello per la ristrutturazione del padiglione di medicina generale femminile del St. John of the Cross Hospital di Tosamaganga.
Durante la serata è stata presentata la nostra attività per cercare nuove risorse sia umane che economiche ed in particolare sono stati raccolti circa novecento euro che verranno consegnati assieme al ricavato di altre iniziative nelle mani della dottoressa Suor Sabina Mangi direttrice dell’ospedale gestito dalla Diocesi di Iringa durante il prossimo viaggio del nostro presidente.
Un grazie sentito a tutti coloro che hanno voluto partecipare, ad Alberto, Marisa, Andrea, Alessandra, Mauro e a tutto il personale del ristorante Intercenter ed ancora in particolare a Marisa Mario e Manuela che hanno organizzato la serata, il loro impegno ha reso possibile questa serata.
“Progetto Idroelettrico Integrato: Pane, Acqua, Salute, Istruzione, Lavoro – Impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sul fiume Lukosi a Madege (Iringa – TZ)”
Ecco la denominazione internazionale del nostro progetto come è stata aggiornata e dichiarata all’Ufficio per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri del Governo Italiano e presso la Rural Energy Agency del Ministry of Energy and Minerals di Tanzania.
Più brevemente sarà indicato come H.I.Project Madege 2.4
Continuano i preparativi per il prossimo viaggio di lavoro che partirà attorno alla metà del prossimo mese e avrà come biettivo la realizzazione delle opere in cemento propedeutiche alla posa della condotta.
Naturalmente (come tutte le stagioni) il primo impegno sarà quello di rimettere in esercizio il cantiere dopo la stagione delle piogge che quest’anno sono state particolarmente intense e che ci costringono alla periodica revisione di strade ed strutture di servizio.
Tutti i materiali necessari a questo primo viaggio di lavoro provenienti dall’Italia sono già stati trasportati sul posto mentre ciò che deve essere reperito in Tanzania è già stato in parte procurato con l’aiuto della Diocesi di Iringa che come sempre ci sostiene nella logistica e negli approvvigionamenti di cemento inerti e materiali di consumo per i quali abbiamo già coperto le spese.
s.c.m.
Gianfranco e Mario sono rientrati sabato scorso (24 aprila) da Dar Es Salaam, dopo il soggiorno prolungato a causa dell’eruzione del vulcano islandese.
Il tempo forzatamente speso a Dar è stato comunque proficuo ed è servito per approfondire incontri e rapporti importanti per il proseguimento della nostra attività in Tanzania.
L’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull e le conseguenze sui voli in Europa hanno costretto Gianfranco e Mario, che sarebbero dovuti rientrare oggi, ad un prolungamento del loro soggiorno a Dar Es Salaam.
La compagnia aerea ha informato che il rientro è al momento prenotato per venerdì prossimo salvo variazioni.
Gianfranco Manservisi accompagnato da Mario Canali è in viaggio in Tanzania per incontrare le autorità religiose ed amministrative locali.
Nei giorni scorsi presso la Diocesi di Iringa ha potuto incontrare Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, vescovo di Iringa, con il quale ha avuto approfonditi colloqui per la gestione dei rapporti con gli operai e con le amministrazioni locali.
Ha anche incontrato la direttrice dell’ospedale di Tosamaganga (struttura di proprietà della Diocesi di Iringa gestita in collaborazione con il goveno) che ha rinnovato la richiesta di aiuto per la ristrutturazione del padiglione di medicina femminile.
Il padiglione (che avevamo già visitato nel viagio del dicembre scorso) ospita un sovrannumero di donne in condizioni igieniche inaccettabili e in locali assolutamente inadeguati per una struttura ospedaliera.
Durante i passaggi a Dar Es Salaam si sono anche tenuti incontri con i tecnici della società TanEsco (che gestisce la produzione e distribuzione dell’energia in Tanzania) e presso la REA (Rural Energy Agency) del Ministero dell’energia e delle risorse minerarie.
Il rientro in Italia è previsto per domenica prossima 18 aprile.
D: “Perchè andate in Africa ?”
R: “Perchè ci hanno chiesto aiuto”
Martedì 15 dicembre 2009 presso lo stabilimento della ditta ZECO Hydropower abbiamo assistito al collaudo della turbina pelton ad asse verticale da 1200kW che dovrà essere installata a Madege.