Ciao Papa

Un commosso ricordo al Padre dalla Chiesa, Papà Francesco, che ci ha lasciati; raro riferimento, certo e sicuro in questi tempi burrascosi e pieni di incognite e dubbi.

Un uomo di rara saggezza, un faro, forse l’unico, in grado di rischiarare il buio dell’egoismo, della indifferenza, della guerra, del razzismo .

Sostegno ed esempio di verità e giustizia, sempre a sostegno dei più deboli quando in troppi sembrano nemmeno accorgersi di loro; sempre impegnato nel tentativo di abbattere i muri che egoismo, ignoranza e paura sembrano erigere senza sosta.

Di certo l’unico a parlare di pace in modo credibile e convincente in mezzo alle vuote chiacchiere di chi parla di guerra e di pace in modo superficiale o mosso da vergognosa ipocrita.

A lui come a Papà, tutto il mio affetto e la commozione per la sua perdita, nella certezza che continuerà nel suo ruolo di guida per tutte le persone di buona volontà.

La cosa più difficile ma doverosa sarà continuare a seguire il suo esempio.

S.C.M.

Manutenzione della loggia dell’edificio della Casa dei Bambini

Cari amici di SCSF, a dieci anni dalla sua apertura, la loggia nella parte frontale dell’edificio della Casa dei Bambini necessita di importanti lavori di manutenzione e migliorie.

Poiché il colonnato originale in legno è stato realizzato con legname locale economico, è fondamentale sostituire del tutto i vecchi pilastri.

A causa di un aumento notevole dei costi del legname da costruzione, abbiamo deciso di valutare delle soluzioni alternative. In particolare, si pensa di sostituirle con nuove colonne in blocchi di cemento di circa 40×40 cm (uno si e uno no) e travi in acciaio a sostegno delle capriate in legno centrali, riducendo così sia il numero delle colonne che i costi complessivi. Oltre a verificare quelle che sono le attuali condizioni della loggia, bisogna preventivare che saranno necessari anche: puntellamento di sostegno provvisorio, rimozione dei contro soffitti esterni della loggia e del porticato stretto e manutenzione, pulizia e protezione della loggia

Dato che, come nel progetto originale le colonne fungono anche da parasole, abbiamo deciso di realizzare nuove strutture metalliche frangisole tra le colonne, per proteggere dalla luce del sole la loggia dell’edificio e offrire uno spazio di gioco molto più adatto ai bambini albini, i quali ovviamente frequentano e apprezzano molto questo spazio esterno.

Naturalmente saremo impegnati anche nel sostegno economico dell’opera, per questo come sempre chiediamo il vostro aiuto ed il vostro sostegno concreto !

condizioni del colonnato ligneo

Nuova cucina per l’ Under the Mango Tree Project

Cari amici di SCSF, eccovi le ultime notizie sulla realizzazione del fabbricato per la nuova cucina esterna dedicata alla preparazione dei pasti per i bambini dell’Asilo Nido e della Scuola Materna del progetto Under the Mango Tree.

Attualmente, l’Asilo Nido e la Scuola Materna, quattro aule in tutto, sono frequentati da circa 80 bambini (!) e i pasti per tutti al momento vengono preparati nella cucina della casa famiglia che ovviamente non era stata pensata per numeri così impegnativi. Sono Le Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata a prendersi cura della Casa Famiglia, dell’Asilo Nido(Nursery School) e della Scuola Materna (Kindergarten School).

La richiesta di costruzione di un edificio per la cucina dedicata esclusivamente alla preparazione dei pasti per la scuola, è stata avanzata dalle autorità locali. In seguito ad essa, le Suore di Tabora hanno presentato un primo elementare progetto di minimo impatto economico.

Analizzando soprattutto gli aspetti igienici del progetto, molto delicati e da rispettare, a tutela dei bambini, SCSF ha sottoposto alla Congregazione un progetto messo a punto assieme a Gruppozero:aa, che consiste nella realizzazione di un fabbricato più articolato, in cui è più agevole rispettate le norme e indicazioni igienico-sanitarie primarie. Il progetto presentato per la realizzazione è quindi più specifico ed esteso rispetto a quello proposto precedentemente, ovviamente anche l’aspetto econ,omico sarà più gravoso.

Per quanto riguarda l’organizzazione e la tutela degli spazi e dei lavoratori all’interno della struttura, il progetto dello stabile prevede alcun importanti elementi come una divisione in clean e dirty area. La prima zona comprende un’area per lavare le stoviglie sporche e una porta da cui queste ultime entrano e la spazzatura esce. La seconda zona invece è quella centrale, della cucina vera e propria e presenta due lavandini per le varie preparazioni, un bancone per cucinarle e cuocerle, una cappa metallica e una porta da cui escono i piatti ed entrano oggetti puliti. Inoltre, l’ultimo spazio è quello della dispensa.

Alcuni aspetti degni di nota per diminuire l’impatto della struttura sulle persone che usufruiscono dei servizi adiacenti sono: il distanziamento tra la struttura della cucina e la scuola e un corretto posizionamento delle finestre in modo da evitare gli effetti di possibili rumori e odori che fuoriescono dalla cucina.

Il costo del progetto ampliamento è raddoppiato rispetto a quello del progetto iniziale. Dopo che la Congregazione ha accettato che SCSF si occupasse del progetto e coprisse i costi necessari per ideare e realizzare il nuovo edificio, i lavori sono iniziati il 10 febbraio 2025 e le fondamenta sono state completate l’8 aprile 2025.

Le immagini si riferiscono alla ultimazione delle opere di fondazione e risalgono alla fine di aprile (2025)

L.M.

Evento di beneficenza di Progetto Agata Smeralda

Cari amici di SCSF, vi informiamo che il gruppo “Amici di Agata Smeralda di Bologna” ha dato vita a un evento di raccolta fondi a sostegno della Casa Famiglia per mamme e bambini a Calabetao, a Salvador Bahia. L’evento si terrà alle ore 16:00 del 13 aprile, nella Casa di Quartiere Rosa Marchi, in via Pietro Nenni 11 (BO).

Vi ricordiamo che gli amici di Agata Smeralda sostengono con l’adozione a distanza i bambini albini del centro Under the Mango Tree – Tabora, gestito dalle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata di Piacenza.

Incontri di Marzo 2025

Cari amici di SCSF, il 18 Marzo scorso, abbiamo avuto il piacere di incontrare Padre Luciano Mpoma  e di conoscere s.e. Mons. Romanus Elamu Mihali, nuovo Vescovo nominato per la diocesi di Iringa. 

HI Project Madege – Progetto Idroelettrico Integrato

Insieme al Presidente di SCSF Stefano Manservisi, il Geometra Andrea Gardini, Padre Luciano e s.e. Mons. Romanus Mihali abbiamo avuto un incontro costruttivo con lo staff della ZECO Hydropower, azienda vicentina che come sapete è partner tecnologico del nostro Progetto Idroelettrico Integrato (HI Project Madege).

Nell’occasione ci è stato comunicato che il container è già in navigazione nel mediterraneo e dovrebbe arrivare a Dar es Salaam entro metà aprile. Inoltre, per quanto riguarda la delicata fase di assemblaggio e la messa in esercizio della centrale idroelettrica, dopo che il materiale necessario sarà sul posto, a ZECO basterebbero 60-90 giorni per completare il lavoro e fare i collaudi necessari.

Condividiamo la speranza che le ultime fasi di questo impegnativo ed importante obiettivo, ideato dalla visionaria e lungimirante caparbietà del Prof. Edgardo Monari, nel quale tante risorse (economiche ed umane) sono state profuse da tutti gli amici di Solidarietà arrivi finalmente a compimento consentendo di proseguire lungo il più ampio percorso del progetto originario: “pane, acqua, istruzione, salute e lavoro”.

Continuate a seguirci e a sostenerci.

Da sinistra: Dr. George Myemahanji (rappresentante ZECO Tanzania), Stefano Manservisi (SCSF), Ing. Vittorio Apolloni (ZECO), S.E. Mons. Romanus Mihali (Vescovo nominato della Diocesi di Iringa), Fr. Luciano Mpoma (Direttore di Lung’Ali Natural Resources Ltd Tanzania – società di scopo di proprietà della Diocesi di Iringa), Geom. Andrea Gardini (SCSF)

SCSF: Sospensione delle agevolazioni fiscali per l’anno 2024

Cari amici e soci, come sapete stiamo affrontando la trasformazione della nostra associazione per adeguarci alla nuova normativa italiana sul “terzo settore”.

Le nostre attività ed i nostri progetti tuttavia proseguono secondo il medesimo spirito di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, mantenendo invariate modalità ed obiettivi !!

Il vostro contributo resta quindi fondamentale perciò vi chiediamo di continuare a sostenerci anche in questo momento (faticoso !) di trasformazione.

Appena avremo completato la transizione sarete informati dei nuovo riferimenti e potremo riprendere ad accedere alle agevolazioni fiscali secondo le norme vigenti.

Albini africani, una realtà poco nota

Una intervista di Maurizio Donini, alla Dott.ssa Nicoletta Ferrari ed a Stefano Manservisi sul tema dell’albinismo in Africa ed in particolare in Tanzania, pubblicata su FUTURO EUROPA, quotidiano online diretto da Marco Sabatini.

Il testo integrale dell’intervista pubblicata può essere letto qui: Albini africani, una realtà poco nota.

Di seguito l’estratto delle mie risposte alle domande di Maurizio Donini:

  1. Potrebbe spiegare brevemente che cos’è l’albinismo e come influisce sulla salute delle persone affette?

Ridotta o mancata produzione di melanina disfunzione genetica (ereditaria ?) le persone affette oltre alle problematiche legate alla pigmentazione (colore) della pelle devono affrontare una maggiore “debolezza” della pelle con maggior rischio di contrarre infezioni anche da piccole lesioni cutanee e problemi di vista dovute alle problematiche retiniche.

  1. Quali sono le principali difficoltà sociali che gli africani albini incontrano nella vita quotidiana?

Rischi alla incolumità personale affette (vita in casi estremi) a causa delle superstizioni ancora diffuse soprattutto nelle aree rurali, isolamento sociale, per i bambini difficoltà di integrazione sociale, problematiche legate alla maggiore possibilità di contrarre malattie o infezioni correlate difficoltà di apprendimento legate alle difficoltà visive

  1. Come viene percepito l’albinismo nelle diverse culture africane? Ci sono differenze significative tra i vari paesi?

Non so, conosco solo la situazione in Tanzania

  1. Quali sono i principali pericoli per gli albini in Africa? Come influiscono le credenze superstiziose su queste minacce?

Nonostante il moglioramento in generale e principalmente nelle aree urbane e dove la popolazione ha maggiore e più facile accesso all’istruzione, le persone affette da albinismo continuano a correre rischi relativi all’isolamento sociale e alle persecuzioni legate alle superstizioni

  1. Ci sono organizzazioni o associazioni in Africa che lavorano per proteggere e sostenere gli albini? Può descriverne alcune?

Conosco solo la realtà all’interno della quale operiamo anche noi come associazione, in Tanzania,  a seguito dello stimolo impresso dalla diocesi cattolica di Tabora (regione dove l’albinismo appare diffuso , nonostante la mancanza di studi specifici) si è costituita a partire dal 2010 una “rete” di associazioni ed enti sia locali (diocesi, parrocchie) che internazionali che si sono attivate su un progetto integrato di sostegno e reintegrazione sociale per i bambini e le persone affette da albinismo nella regione di Tabora

  1. Come influisce la mancanza di accesso a trattamenti medici specifici (come creme solari e controlli regolari per la pelle) sulla qualità della vita degli albini in Africa?

Certamente influisce sulla qualità della vita delle persone affette ma credo che sia solo una parte delle effettive problematiche che devono affrontare le persone affette da albinismo e che riguardano prevalentemente aspetti educativi, sociali e psicologici oltre che medici

  1. In che modo le istituzioni locali e internazionali potrebbero intervenire per migliorare la situazione?

Sarebbe importante avviare studi e ricerche specifiche sul problema dell’albinismo coordinati per i diversi stati su base statistica (non è chiara al momento l’entità numerica dei soggetti coinvolti); medico – epidemiologica per meglio comprendere le problematiche anche correlate ed indotte o indirette e infine psicologia e sociale.

  1. Ha qualche esperienza personale o storia che vorrebbe condividere sulle difficoltà affrontate dagli albini?

Le notizie degli episodi violenti ai danni dei bambini albini e delle loro famiglie in Tanzania ha certamente influito in modo decisivo sulla decisione di contribuire ai progetti in corso per il sostegno e la integrazione sociale dei bambini albini a Tabora in Tanzania

  1. Quanto è diffuso il problema delle aggressioni contro persone albini in paesi come la Tanzania?

Nonostante una maggiore consapevolezza da parte della popolazione in merito al problema ed una maggiore sensibilità in merito dimostrata recentemente anche dal governo del paese, purtroppo episodi violenti e cruenti continuano periodicamente ad essere riportati

  1. Quali passi concreti sono stati fatti, se ce ne sono, per migliorare la protezione e il supporto per le persone con albinismo?

Da parte governativa una certamente maggiore consapevolezza e l’inserimento all’interno del governo di persone affette da albinismo, progetti per l’inserimento delle persone affette da albinismo in speciali percorsi protetti per l’accesso al lavoro presso la pubblica amministrazione. Diffusione di progetti come il nostro che non si occupano solamente di procurare creme per la pelle (pur necessario) e occhiali da sole (che vengono percepiti dai soggetti affetti come ulteriormente emarginanti e quindi solitamente rifiutati pur essendo necessari) ma volti alla effettiva integrazione sociale ed educativa inserendo i bambini albini in percorsi educativi e scolastici comuni dove anche i bambini non affetti da albinismo possano venire educati alla inclusività ad alla accettazione delle persone “diverse” ed evitare di cadere vittime di ignoranza e superstizioni.

  1. Cosa possono fare le comunità internazionali e i cittadini di altri paesi per sostenere la causa degli africani albini?

Sostenere ed incentivare economicamente ed amministrativamente progetti integrati volti alla educazione, integrazione sociale e supporto alle persone affette e alle loro famiglie, sostegno ed incentivazione di progetti di ricerca sul problema dell’albinismo al fine di meglio comprendere e definire cause, diffusione ed entità del problema per meglio indirizzare i progetti diretti al sostegno delle persone affette e di sensibilizzazione / educazione della popolazione non affetta.

  1. Ci sono progressi nella sensibilizzazione e nell’educazione delle comunità locali sui diritti e le difficoltà degli albini?

A parte quello dove siamo direttamente coinvolti noi con le altre associazioni e enti della “rete” di Tabora non ne ho notizia. Per ora ho solo notizia di piccoli progetti volti alla raccolta di farmaci specifici, occhiali da sole e berretti (!) che vengono poi invia sul posto per la distribuzione a cura di associazioni o enti già presenti ma per altri progetti o scopi.

  1. Come viene trattato questo tema nei media africani e internazionali?

Marginalmente e superficialmente e prevalentemente in occasione di eventi violenti

  1. Quali sono le principali sfide nel far rispettare leggi che proteggano gli albini, laddove esistono?

Educazione ed istruzione , in particolare verso criteri di comprensione, condivisione ed inclusività, e di denuncia ed opposizione alle superstizioni ed allo sfruttamento commerciale e criminale che ne deriva

  1. Quali misure preventive potrebbero essere adottate per garantire sicurezza e benessere agli albini in Africa?

Formazione ed informazione del personale scolastico e degli educatori sul problema dell’albinismo, attivazione di percorsi di accesso protetti all’istruzione ed al lavoro per una maggiore integrazione sociale delle persone affette da albinismo. Maggiore controllo ed lotta alla criminalità ed ai commerci illegali collegati alle superstizioni e credenze sull’albinismo.

(Stefano Manservisi per Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, associazione volta ad opere di promozione umana attiva dal 1984 in Tanzania)

s.c.m.

Assemblea ordinaria dei soci di SCSF 2023/2024

Cari amici e soci,

è convocata

l’assemblea ordinaria dei soci di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere:

il giorno sabato 30 novembre 2024 alle ore 17:30

Presso la biblioteca del Salus Space in via Malvezza 2/2 a Bologna.

Dopo la registrazione dei soci partecipanti i lavori proseguiranno con il seguente ordine del giorno:

1) aggiornamenti sui progetti in corso e prossimi impegni

2) rinnovo delle iscrizioni e consolidamento dell’elenco dei soci di SCSF 

3) aggiornamento sulla transizione in corso da o.n.g. a “fondazione”

4) approvazione della bozza di statuto aggiornato nel rispetto delle normative vigenti per le fondazioni.

5) approvazione dei rendiconto per le gestioni 2022 e 2023

6) lettura ed approvazione del verbale

Al termine dell’assemblea ci tratterremo assieme per un aperitivo etnico.

Si prega di comunicare la conferma della propria presenza in persona o per delega.

La quota associativa, comprensiva del contributo per l’aperitivo è fissata in € 30,00 per ciascun nuovo socio / rinnovo 

La delega potrà essere conferita liberamente ad un altro partecipante anche via e-mail o messaggio whatsapp che il socio delegato dovrà presentare al momento della registrazione

La convocazione è stata inviata esclusivamente via e-mail a tutti gli iscritti presenti attualmente nell’elenco dei soci di SCSF e in regola con il versamento della quota annuale di iscrizione, sarà tuttavia possibile associarsi o rinnovare la propria associazione (anche per delega) al momento della registrazione.

Indicazioni di accesso alla struttura:

Le auto dovranno essere lasciate nel parcheggio della struttura sanitaria all’ingrasso principale del centro.

L’accesso interno è comunque garantito per le persone con difficoltà.

Per maggiori informazioni su Salus Space che ci ospiterà potete fare riferimento al seguente link

https://saluspace.eu/

Storia del Progetto Idroelettrico a Maguta: Impatto e Sfide Attuali

Di seguito le ultime immagini dei lavori in corso a Maguta:

COME È NATO IL PROGETTO IDROELETTRICO INTEGRATO
(HI PROJECT MADEGE)

Alla fine degli anni ‘90 SCSF sta concludendo l’impianto idroelettrico sul fiume Mafufumwe, per dare corrente all’allora dispensario della missione bolognese presso la parrocchia di Usokami nella Diocesi di Iringa.

L’impianto dà energia a tutta la missione, al piccolo ospedale/dispensario e ad alcuni villaggi vicini.

In quel periodo SCSF è ancora guidata dal fondatore: il Prof. Dr. Edgardo Monari (Docente di Malattie Infettive Tropicali presso l’Università di Bologna ed aiuto Primario della clinica pediatrica universitaria all’istituto “Gozzadini” di Bologna).

Il Prof. Monari, assieme all’allora vescovo della Diocesi di Iringa con l’aiuto di Padre Salvador del Molino, esplorano le splendide montagne delle Iringa Highlands molto popolate da numerosi villaggi e famiglie che sopravvivono grazie al clima favorevole che mitiga i problemi sanitari e consente una buona ma faticosa agricoltura di sussistenza.

Le famiglie vivono dei prodotti della loro terra ma al prezzo di grandi fatiche e sacrifici: gli uomini sono spesso costretti a lunghi periodi di lontananza  impegnati in lavori che possano garantire qualche minima entrata economica alle loro famiglie; le donne, impegnate nei campi e negli orti, costrette a lunghe ore quotidiane di cammino per procurare l’acqua (che pure non manca su queste montagne) per la famiglie, oppure per portare al mercato i pochi frutti delle loro fatiche da scambiarle con pochi soldi o con ciò che manca a casa.

In queste faticose e quotidiane attività sono aiutate dai bambini e dalle bambine che in questo modo non hanno però l’occasione di poter frequentare la scuola (spesso lontana ore di cammino) o di avere una infanzia serena.

Fu evidente il contrasto tra la fertile rigogliosità della natura, graziata dalla abbondante presenza dell’acqua lungo tutto il tempo dell’anno, e le condizioni di vita delle famiglie.

Fu quindi, da subito chiaro cosa fosse necessario: occorreva dare a quelle persone, a quelle famiglie a quei villaggi e a quei bambini, l’accesso alle risorse che la natura metteva già a loro disposizione ma che singolarmente non avrebbero avuto la possibilità di cogliere.

L’acqua è vita, l’acqua è salute, l’acqua è energia, l’acqua è speranza, l’acqua è futuro.

Forte dell’esperienza appena conclusa ad Usokami il Prof. Monari, sostenuto dalla Diocesi di iringa con l’aiuto dei Padri Missionari della Consolata propose, di costruire un impianto idroelettrico da inserire in un più ampio progetto “polisettoriale” di accesso all’energia ad alle risorse naturali, in modo sostenibile sia sul piano ambientale che su quello economico; ad esclusivo vantaggio di quelle famiglie e di quei villaggi nel territorio della Diocesi di Iringa.

Nacque così il Progetto Idroelettrico Polisettoriale “pane, acqua, salute, istruzione, lavoro” (ora Hydroelectric Integrated project Madege) che prevedeva la realizzazione di un impianto idroelettrico che (senza interrompere il flusso naturale del corso d’acqua) potesse alimentare una centrale idroelettrica per la produzione di energia da distribuire nei villaggi vicini, nelle case e nelle strutture pubbliche e della Diocesi.

Individuato lungo il corso del fiume Lukosi, nei pressi del villaggio di Madege (in località Maguta), un tratto con un salto (cascata) sufficiente per alimentare due turbine in grado di produrre l’energia necessaria alle esigenze locali, oltre ad un surplus che avrebbe potuto essere venduto alla rete nazionale, garantendo introiti economici sufficienti ad assicurare la manutenzione futura dell’impianto, si decise di iniziare lì la realizzazione dell’impianto.

All’inizio degli anni 2000 i primi volontari Italiani di SCSF aiutati da manodopera locale e dalla Diocesi di Iringa cominciarono la costruzione della casa ora intitolata al prof. Edgardo Monari e che tuttora costituisce la base e la dimora dei volontari che operano sul progetto.

L’accesso all’energia avrebbe dato poi la possibilità di distribuire luce ed acqua ai villaggi, consentendo un notevole miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie e dato la possibilità di costruire scuole e infrastrutture a servizio dei villaggi vicini.

Il progetto Idroelettrico originario fu redatto dal Prof. Ing. Cocchi titolare della cattedra di Idraulica della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna e amico fraterno del prof. Monari. Successivamente la parte esecutiva è stata sviluppata (a titolo completamente gratuito) dalla Brulli Energia di Reggio Emilia, allora partner tecnologico del progetto.

Caratteristica peculiare del progetto fu sin dall’inizio l’impronta spiccatamente volontaristica della realizzazione, orientata dal Prof. Monari al più completo spirito di totale gratuità.

Il progetto è stato realizzato utilizzando al meglio le risorse naturali ed umane locali, garantendo lavoro e formazione a personale locale in modo che le famiglie potessero avere un componente impegnato e pagato per il lavoro svolto, senza doversi allontanare dalle rispettive famiglie per lunghi periodi, ed interagendo con tecnici specializzati che si davano disponibili ad operare e garantire la correttezza tecnica della realizzazione come volontari.

Nei primi anni ‘10 per uniformarsi alle normative nazionali e locali sulla produzione e distribuzione dell’energia, il progetto ha subito un radicale cambiamento di rotta che non potendo distribuire direttamente l’energia alle case ed alle famiglie, si è trasformato in un progetto di produzione e vendita dell’energia, sempre però volto a recuperare risorse economiche che la Diocesi di Iringa (concessionaria tramite la società di scopo Lung’ali N.R. Ltd) si è impegnata a reinvestire per progetti di sviluppo per le comunità locali ad esclusivo vantaggio delle famiglie e delle persone che vivono nei villaggi vicini all’impianto.

Le successive crisi economiche che hanno colpito l’Europa e l’Italia nel 2011 e nel 2015 hanno costretto ad una revisione del modello di finanziamento del progetto (i cui costi di realizzazione erano nel frattempo aumentati) che ha portato ad un avvicendamento (nel 2018 – 2020) tra SCSF (che aveva fino ad allora investito circa 5.000.000 di €uro sul progetto, compreso l’acquisto della turbina e dell’alternatore – ora in fase di ultimazione sul posto –  costati da soli 750.000 € e coperti completamente dalle risorse economiche messe a disposizione da SCSF) e la Diocesi di Iringa che tramite la società Lung’Ali, sotto la guida di Padre Luciano Mpoma ha da allora avuto l’onere di procurare le risorse economiche per completare quello che nel 2018 era stimato come il 10% mancante per la messa in esercizio dell’impianto.

Il cambio delle politiche governative in merito ai piccoli impianti di produzione di energia al servizio delle comunità agricole locali, all’inizio degli anni ‘20 e la pandemia da Covid hanno poi inferto al progetto un’ulteriore pausa durata quasi quattro anni.

Attualmente, sempre grazie alla fatica ed alla perseveranza della Diocesi Cattolica di Iringa ed in particolare del suo Pastore e Guida, Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa e del Direttore di Lung’Ali Natural Resources Ltd., Padre Luciano Mpoma, sono state reperite risorse finanziarie presso il Governo della Tanzania e presso enti ed istituzioni bancarie locali che hanno consentito la ripresa del cantiere affidando il completamento della centrale idroelettrica e della messa in esercizio finale dell’impianto alla società italiana ZECO Hydropower (produttrice della turbina ora in fase di installazione).

L’obiettivo dichiarato è quello di poter mettere in esercizio l’impianto entro la fine del 2025, al fine di conferire l’energia prodotta alla rete nazionale secondo le norme del Governo della Tanzania e secondo l’accordo (SPPA) siglato tra Lung’Ali e (REA/TANESCO).

Le risorse provenienti da questa fornitura serviranno alla Diocesi per ripianare i debiti contratti, per reperire le risorse economiche necessarie all’eventuale successivo ampliamento del progetto stesso (con l’installazione di una seconda turbina per l’impiego della quale l’impianto attuale è già predisposto), coprire le necessità economiche della manutenzione di un impianto del genere, ed infine di reperire risorse per progetti di sviluppo locale nei villaggi limitrofi secondo l’intento originario del progetto “pane, acqua, salute, istruzione, lavoro”.

SCSF, consapevole dei propri limiti operativi attuali continua ad affiancare la Diocesi di Iringa per giungere al completamento del progetto cui tanti amici hanno dedicato risorse, entusiasmo, fatiche e tempo.

Per SCSF
Stefano Manservisi

Nuove caselle di Posta Elettronica

In previsione della prossima transizione a “fondazione” e per uniformarsi alle nuove normative abbiamo rinnovato la nostra casella di Posta Elettronica Certificata (PEC)

Dal 28 giugno 2024 il nostro indirizzo PEC sarà il seguente: scsf_certa@pec.scsf.it

Per qualsiasi comunicazione che preveda l’obbligo di utilizzare la PEC siete pregati di utilizzare il nuovo indirizzo. Quello precedente non è più attivo dalla medesima data.

Per ogni altra comunicazione ordinaria siete pregati di utilizzare i nostri indirizzi di Posta elettronica ordinaria (Peo):

scsf@scsf.it

scsf.fondazione@gmail.com