Intervista a Emmanuel Benjamin Sanga, padre del progetto Makongati M.C.

Emmanuel Benjamin Sanga: «Vedere la struttura eretta, e quasi totalmente definita, e gli utenti che usufruivano dei servizi è stato un sogno che è diventato realtà».
Ideatore e sostenitore del Progetto Makongati M.C., che ha come obiettivo la costruzione di un centro medico nel suo villaggio natale, Emmanuel Benjamin Sanga ci racconta del poliambulatorio costruito per fornire assistenza sanitaria e speranza.

In che cosa consiste il progetto e quali sono le vicende personali che ne hanno motivato la realizzazione?

«Alla base di tutto, ho sempre pensato che Makongati sia un posto bello dove vivere. Purtroppo io non
ne ho avuto la possibilità perché fin dal mio primo giorno di vita il destino aveva deciso diversamente
per me. Non volevo che capitasse più ad altri e per prima cosa ho capito che era necessario costruire
un centro di primo soccorso, con una sala parto attrezzata e dei medici e infermieri attivi tutti i giorni
della settimana. Così è nato l’Argentina Dispensary, che dal 25 febbraio all’ 1 giugno 2026 ha soccorso un totale di 441 pazienti (Argentina è il nome di mia madre, un omaggio dovuto a lei e a tutte le donne che non sono sopravvissute al parto)».

⁠Vi sono degli ambiti medici precisi di cui si occuperà il centro? Quali servizi ospedalieri
garantirà?

«Ad oggi l’ambulatorio medico, l’ambulatorio di analisi cliniche e la farmacia garantiscono un servizio di
primo soccorso. Da qualche giorno, è attivo anche il servizio diagnostico con l’ecografo ed entro l’anno
siamo fiduciosi di poter attivare la sala parto».

Quale strumentazione medica sarà presente?

«Il laboratorio analisi è dotato di tutto il necessario per delle analisi di sangue e urina tempestive.
La sala ecografia dispone di un ecografo di ultima generazione e, grazie a due donatori abbiamo acquistato anche
l’incubatrice per la sala parto, alla quale mancano pochi strumenti per essere completata. Nel lungo termine vogliamo invece attivare diversi ambulatori per completare il servizio quanto più possibile: l’ambulatorio dentistico, oculistico,
ortopedico e pediatrico».

⁠Come sarà garantito il rifornimento dei medicinali al dispensario?

«La sanità in Tanzania non è un servizio gratuito. L’obiettivo è che l’intera struttura si autosostenga con
la propria attività. Ogni paziente paga un piccolo contributo per le cure e per i farmaci ricevuti. In
questa prima fase di avvio però non è ancora possibile l’autosostentamento. Quindi, ogni settimana il
direttore sanitario dell’Argentina Dispensary compila una lista dei farmaci necessari e provvediamo
dall’Italia a spedire i soldi. In seguito prevediamo di attivare una cassa di mutuo aiuto alla quale
attingere quando si presenteranno pazienti che non saranno in grado di pagare il seppur modesto
contributo».

Chi lavorerà nel centro? Il personale sarà di volontari?

«Un’equipe è già attiva dal mese di febbraio, regolarmente assunta. Si tratta di: Miriam Gerson Shumbi,
medical officer; Kelvin Mhema, analista biologo e direttore del centro; Witness Joram Mollel,
farmacista; Glory Felick Lulimo, infermiera e ostetrica. Nell’ultimo anno poi, si sono alternati dei
volontari che hanno lavorato alla definizione della struttura».

⁠Da sinistra: Emmanuel Benjamin Sanga, promotore del progetto; Miriam Gerson Shumbi, medical officer; Andrea e Stefano, volontari della fondazione Scsf; Witness Joram Mollel, farmacista;
Kelvin Mhema analista biologo e direttore del centro; Antonio, volontario; Glory Felick Lulimo, infermiera.

Vi saranno dei legami e aiuti da altri ospedali e medici provenienti da altre strutture?

«Siamo in contatto con il “CUAMM, medici per l’Africa” che ha dato disponibilità per avviare dei
corsi di aggiornamento da somministrare al personale medico e paramedico. Inoltre, anche l’ospedale
di Ipamba ci ha dato disponibilità a intervenire, in casi di emergenza o in casi di un consulto».

⁠Come è andato e in che cosa è consistito il viaggio fatto recentemente nel villaggio di
Makongati?

«Con un gruppo di 4 volontari sono arrivato a Makongati per la prima volta da quando era stata posata
la prima pietra. L’emozione è stata forte: vedere la struttura eretta, e quasi totalmente definita, e gli
utenti che usufruivano dei servizi è stato un sogno che è diventato realtà. Nel corso dei venti giorni del
viaggio ci siamo divisi i compiti: Stefano e Andrea, volontari della Fondazione Scsf hanno messo a
punto l’impianto elettrico e collaudato il sistema di energia solare; Antonio si è occupato invece di
verniciare porte e finestre; e Valeria di raccogliere materiale per la divulgazione del progetto».

⁠Quali reazioni ci sono state nelle persone che hanno visto sorgere il nuovo centro medico?

«Di commozione ed estrema gratitudine. Quando siamo arrivati al villaggio siamo stati accolti con balli
e canti da una rappresentanza di abitanti di Makongati. Difficile raccontare le sensazioni che ho
provato in quel momento. Loro adesso sentono che il villaggio si è elevato a uno status più alto, che
non sono più anonimi, insomma».

⁠Ad oggi, qual è la situazione sanitaria in Tanzania e in zona?

«Gli ospedali si trovano solo nelle grandi città, spesso irraggiungibili sia per la distanza sia per
l’impossibilità di avere un mezzo di trasporto disponibile. Da Makongati c’è un solo bus ogni mattina
che lo collega alla città ma per una persona che sta male sarebbe impossibile affidarsi a questo
mezzo anche durante la bella stagione. Le strade non sono asfaltate, se non quelle più importanti».

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